Prima o poi nella vita capita a tutti di fare i conti con la stitichezza, ma per più di due persone su dieci, in prevalenza donne, la difficoltà a scaricarsi è un problema cronico. Non andare in bagno quotidianamente non significa però soffrire di stitichezza: in linea generale, infatti, si parla di stipsi quando si ha difficoltà a evacuare o si verificano meno di tre evacuazioni alla settimana.
La stipsi in genere si manifesta anche con dolore durante la defecazione, feci dure oppure sensazione di evacuazione incompleta.

Diversi fattori possono favorire la stitichezza, come la tendenza a reprimere lo stimolo quando si presenta. Questo comportamento, spesso messo in atto già dalla giovane età, può portare a un rallentamento del transito intestinale. Ci sono poi soggetti che presentano una ridotta motilità intestinale: in questi casi in genere la digestione risulta più lenta e quindi occorre più tempo perché le feci si formino, avanzino nell’intestino e vengano espulse.

Infine, non bisogna dimenticare il ruolo della dieta: un’alimentazione povera di fibre (contenute soprattutto in frutta, verdura e cereali integrali), ricca di grassi animali (carne, latticini e uova) e zuccheri può favorire la stipsi, a maggior ragione se associata a una scarsa idratazione.

Per quanto riguarda in particolare le donne, alcuni studi suggeriscono che i cambiamenti ormonali che si manifestano in alcuni momenti della vita, in particolare durante la gravidanza, in concomitanza con il ciclo mestruale e durante la menopausa, possano giocare un ruolo nello sviluppo della stitichezza.

I sintomi della menopausa

Nel periodo di transizione verso la menopausa, o perimenopausa (che inizia intorno ai 48-50 anni con la comparsa delle prime alterazioni del ciclo mestruale e dura fino a un anno dopo la cessazione definitiva delle mestruazioni), e durante la menopausa stessa, molte donne sperimentano una varietà di sintomi che di norma vengono distinti in disturbi a breve, medio e lungo termine.

I principali sintomi a breve termine comprendono:

  • irregolarità mestruali negli anni precedenti la menopausa
  • vampate di calore e sudorazioni notturne
  • insonnia e disturbi del sonno in generale
  • disturbi del tono dell’umore
  • stanchezza
  • senso di affaticamento
  • ridotta capacità di concentrazione
  • dolori articolari
  • aumento ponderale e ritenzione idrica a causa di un cambiamento del metabolismo basale legato alla diminuzione dei livelli di estrogeni.

I sintomi che compaiono invece generalmente nei primi 2-3 anni dopo l’inizio della menopausa e che poi possono peggiorare, sono:

  • secchezza vaginale
  • dolore durante i rapporti sessuali.

Infine, le conseguenze tardive della menopausa sul corpo femminile, legate alla perdita degli effetti protettivi esercitati dagli estrogeni durante il periodo fertile, sono:

  • indebolimento delle ossa/osteoporosi
  • malattie cardiovascolari.

Accanto a questi sintomi classici, alcune donne riportano anche disturbi gastrointestinali in particolare:

  • gonfiore addominale
  • meteorismo
  • flatulenza
  • crampi addominali
  • stitichezza o, più di rado, diarrea.

È stato inoltre osservato come quasi il 40% delle donne in postmenopausa e il 14% di quelle in perimenopausa soffrano di alterazioni della funzionalità intestinale così come di sintomi analoghi a quelli della sindrome del colon irritabile.

Stitichezza in menopausa: le cause

Le cause dei disturbi intestinali associati alla menopausa, in particolare della stitichezza, non sono chiare, anche se sembra che siano coinvolti più fattori. Da una parte sono state chiamate in causa le variazioni ormonali legate al progressivo esaurimento della funzione delle ovaie che smettono di produrre ormoni (estrogeni e progesterone).

Dall’altra ci sono dati che indicano come tensione ed ansia, che spesso si manifestano in menopausa, siano associate a un aggravamento della stitichezza, cosa che forse non dovrebbe stupire così tanto visto che l’intestino è dotato di un proprio sistema nervoso (il cosiddetto sistema nervoso enterico, strettamente correlato a quello centrale) che produce neurotrasmettitori come la serotonina. Ma anche l’età ha un suo peso: è infatti ben documentato che l’incidenza e la gravità della stitichezza aumentano con l’invecchiamento, complice anche un fisiologico rallentamento del transito intestinale ed eventuali malattie preesistenti, come diabete, depressione e altre condizioni.

Un altro fattore coinvolto nella stipsi menopausale è rappresentato dalle disfunzioni dei muscoli del pavimento pelvico: con l’arrivo della menopausa, questi muscoli, responsabili della defecazione con il loro rilassamento e le loro contrazioni, tendono a perdere tono e, se non lavorano bene, rendono più lunga e difficoltosa l’evacuazione.

La stitichezza in menopausa può essere associata anche all’assunzione di alcuni farmaci, tra cui antidolorifici a base di oppioidi, antidepressivi, integratori a base di ferro, alcuni farmaci per contrastare l’ipertensione nonché antiacidi contenenti alluminio o calcio.

Le conseguenze della stitichezza

Oltre a interferire con il benessere della donna, la stitichezza può favorire alcuni disturbi come emorroidi ricorrenti, ragadi anali e cistiti. Le emorroidi sono provocate dal rigonfiamento delle vene emorroidarie presenti nell’ultima parte dell’intestino (retto e canale anale) che assumono un aspetto simile alle vene varicoseGli sforzi effettuati durante l’evacuazione sono uno dei principali fattori coinvolti nel loro sviluppo. A questo disagio si può associare anche lo sviluppo di ragadi, piccole ferite della mucosa anale, dovute ad abrasioni o a lacerazioni provocate da feci particolarmente voluminose e dure.

La stipsi è un fattore di rischio anche per la cistite, ovvero l’infiammazione della vescica, complice la vicinanza tra ano e vagina, che facilita il passaggio di batteri presenti nelle feci, soprattutto l’Escherichia coli, nell’uretra e da qui alla vescica, dove possono moltiplicarsi, dando luogo a questa infiammazione.

Non solo, durante la menopausa, la maggiore frequenza di episodi di cistiti, oltre a essere legata all’eventuale presenza di stitichezza, è favorita da altre modificazioni indotte dalla carenza estrogenica, come per esempio modificazioni del pH vaginale, che possono favorire la proliferazione di microrganismi patogeni, il prolasso degli organi dell’area pelvica, in particolare utero e vagina, e la comparsa di incontinenza.

I rimedi per la stitichezza in menopausa

Per contrastare i disturbi che possono manifestarsi in menopausa l’ideale è consultare il proprio ginecologo, che valuterà l’entità dei fastidi e il trattamento più adatto, compreso l’eventuale ricorso alla terapia ormonale sostitutiva.

Per quanto riguarda in particolare la stitichezza, la prima indicazione per favorire la regolarità intestinale è sempre volta, se necessario, a modificare lo stile di vita e cambiare le abitudini alimentari.

Attività fisica
Se si è sedentarie, bisogna riprendere a fare attività fisica, anche solo una passeggiata al giorno. L’esercizio migliora infatti il transito intestinale.

Alimentazione
I principali consigli sul fronte dell’alimentazione sono i seguenti:

– inserire nella propria dieta alimenti ricchi di fibre fino ad arrivare a 20-35 grammi di fibra al giorno, in primis attraverso il consumo di cereali integrali (pane e pasta) e frutta e verdura. Questi alimenti contengono fibre sia insolubili sia solubili. Le prime, una volta nell’intestino trattengono l’acqua e ciò determina l’aumento della massa fecale e un accelerato transito intestinale. Le fibre solubili invece si sciolgono in acqua, rendendo le feci più viscose e favorendone così l’espulsione. Per aumentare il consumo di fibre è consigliabile, almeno un paio di volte a settimana, sostituire le proteine animali con quelle vegetali dei legumi (che possono essere consumati passati per evitare il meteorismo)
– aggiungere alla dieta anche cibi con azione lassativa come le prugne secche, i semi di lino e lo yogurt
– bere acqua in abbondanza, almeno due litri al giorno. I liquidi servono infatti ad ammorbidire le feci.

In generale, comunque, bisogna cercare di defecare dopo i pasti, sfruttando l’aumento della motilità intestinale successivo all’introduzione del cibo, più spiccata soprattutto dopo la colazione.

Rimedi naturali
Tra i rimedi naturali che possono aiutare a favorire la motilità della parete intestinale e a contrastare la stipsi ci sono le tisane alla malva e al finocchio. La malva in particolare favorisce il normale volume e un’adeguata consistenza delle feci, mentre il finocchio facilita l’eliminazione dei gas intestinali, attenuando così anche il meteorismo.

Probiotici e prebiotici
In caso di stitichezza, il medico può consigliare l’assunzione di prodotti a base di probiotici, microrganismi “buoni”, come lattobacilli e bidifobatteri, che favoriscono l’equilibrio della flora batterica intestinale e quindi la funzionalità dell’intestino. Inoltre, possono essere utili anche i prebiotici, come i frutto-oligosaccaridi (FOS) o i galatto-oligosaccaridi (GOS), che favoriscono la proliferazione nell’intestino dei batteri “buoni”.

Lassativi
Quando queste misure non sono sufficienti, il medico può consigliare l’assunzione di integratori a base di fibre, come psyllium e crusca, o di lassativi come il lattulosio e il polietilenglicole. I primi accelerano il transito intestinale e normalizzano la consistenza delle feci, mentre il lattulosio e il polietilenglicole richiamano acqua nell’intestino, ammorbidendo le feci e favorendone così l’eliminazione.

Quando andare dallo specialista

Se la stitichezza è ostinata e incide pesantemente sulla qualità di vita è bene rivolgersi a uno specialista in gastroenterologia per verificare che questo disturbo non sia legato a una patologia. A questo scopo, il medico può prescrivere indagini diagnostiche, a partire dall’ecografia o dall’analisi del sangue o delle feci fino ad arrivare a esami di seconda linea come la colonscopia.